Orientamento professionale

Orientamento professionale

A cosa serve l’orientamento professionale?

Immagina di dover affrontare un cambiamento importante nella tua vita lavorativa.

Per affrontare il cambiamento e portarlo a compimento in modo efficace hai bisogno di una serie di conoscenze che ti permettano di muovere i passi giusti e non trovarti a percorrere strade che ti allontanano dal tuo benessere e dai tuoi obiettivi.

In particolare potresti avere bisogno di:

  • Informazioni sulle le opportunità formative e professionali che esistono, come fare ricerca di lavoro, quali sono le tendenze occupazionali del territorio, come funziona il mondo del lavoro.
  • Conoscenza di te stesso ed in particolare di quelli che sono i punti deboli e punti di forza che ti porti con te in questa delicata fase di cambiamento. Sapere che cosa ti può condizionare positivamente o negativamente.
  • Un bilancio di competenze per conoscere quello che sai fare, i tuoi valori e interessi professionali e come puoi spenderli nel mondo del lavoro. Ma anche cosa ti serve per essere più competitivo e come arrivarci.
  • Individuare il tuo progetto professionale e fare un piano d’azione per realizzarlo.

Un po’ di storia sull’orientamento professionale

Se avete voglia di saperne di più sull’orientamento professionale vi consiglio due letture:

  • Di Fabio, A. (2007). Psicologia dell’orientamento. Problemi, metodi e strumenti. Firenze: Giunti.
  • Il sito di Leonardo Evangelista.

Nel frattempo però cercherò di sintetizzarvi che cosa si intende oggi per orientamento e come si è evoluta questa pratica nella storia

“Orientare significa porre l’individuo in grado di prendere coscienza di sé e di progredire, con i suoi studi e la professione, in relazione alle mutevoli esigenze della vita, con il duplice scopo di contribuire al progresso della società e di raggiungere il pieno sviluppo della persona umana”.

Così definiva l’orientamento il Congresso dell’Unesco di Bratislava del 1970.

Se l’orientamento serve anche al progredire della società potete capire che nella storia ci sono stati diverse modalità di “fare orientamento” che contribuivano, a seconda dei valori e della cultura del tempo, al bene comune.

Dall’industrializzazione ad oggi si sono evolute fasi diverse dell’orientamento (Di Fabio, 2007).

Tutto è cominciato con il periodo detto diagnostico-attitudinale in cui fare orientamento significava trovare la persona giusta per le richieste delle fabbriche e in cui si somministravano test per individuare nei soggetti le attitudini richieste dalla produzione industriale. Una volta capito che le attitudini non erano tutto nella vita e che un buon lavoratore è quello che “lavora con piacere”, allora si è cominciato a somministrare test per indagare gli interessi delle persone e cercare di conciliarli con il contesto professionale (fase caratteriologica-affettiva). Il passaggio successivo è arrivato con il pensiero di Freud ed un approccio clinico-dinamico dove importanti erano i bisogni della persona e il cercare di armonizzarli con le richieste del lavoro.

Siamo ai giorni nostri, quelli dello sviluppo vocazionale dove lavoro e vita privata si sovrappongono e l’orientamento si concentra sulla  costruzione di carriera, sull’immagine di sé. A questo si aggiunge un approccio centrato sulla persona dove protagonista dell’orientamento è il singolo individuo che deve affrontare una fase critica. Orientare significa aiutarlo a trovare la propria strada in modo autonomo e consapevole.

Orientamento come educazione

Quando entro in aula o conduco un incontro di orientamento mi preoccupo prima di tutto di individuare i bisogni orientativi di chi mi ascolta e cerco di offrire loro un servizio utile per soddisfarli.

Se l’orientamento professionale ha lo scopo di facilitare il cambiamento, dobbiamo accettare il suo valore educativo. Educare la persona a prendere decisioni consapevolmente rispetto alle proprie idee, convinzioni e condizionamenti sociali, familiari e psicologici.

Ogni individuo possiede gli strumenti necessari a raggiungere i propri obiettivi ma quello che continuiamo a fare ogni giorno è auto-sabotarci sottoponendo a noi stessi sfide impossibili che giustifichino un immobilismo ed il rifiuto di un cambiamento che fa paura.

Nell’attuale mercato del lavoro il cambiamento è diventata una dimensione inevitabile della nostra vita lavorativa.

L’unica cosa che possiamo fare è decidere se costruire con le nostre mani il nostro cambiamento o attendere che ci venga imposto da altri.