Dispersione Scolastica

dispersione scolastica

Cos’è la dispersione scolastica?

Con il termine dispersione scolastica si intende la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che non possiedono un titolo di studio superiore alla licenza media e che non sono coinvolti in attività formativa prevista per la loro età.

Sinonimi di dispersione scolastica sono i termini drop-out, abbandono scolastico ed early school leavers.

I numeri della dispersione

Dispersione scolastica

La Comunità Europea ha stabilito che la percentuale di giovani in dispersione scolastica in ogni paese membro non deve superare il 10%

L’ Europa è al 12,8%

L’Italia è al 17,6 (in calo negli ultimi 6 anni)

La T0scana è al 17,6 (in aumento negli ultimi 6 anni)

La dispersione scolastica ha un impatto elevatissimo per la società in termini di:

  • costi diretti dovuti alle ore di insegnamento che non vengono ottimizzate per ottenere un diploma
  • costi indiretti dovuti ai costi sociali dovuti alla difficile collocabilità di chi non possiede un titolo di studio realmente spendibile nel mondo del lavoro

La dispersione è un “indicatore di disagio, un cortocircuito nel rapporto tra lo studente e la sua esperienza scolastica” (Colombo, 2013) che si amplifica fino a “gridare” la distanza tra quello che i ragazzi cercano nella formazione e quello che riusciamo effettivamente a dare loro.


Le variabili della dispersione

Ma di chi è la colpa dell’abbandono scolastico?

I ragazzi che abbandonano prematuramente gli studi sono in generale ritenuti unici e diretti responsabili dei loro insuccessi (Migliorini, Piermari e Rania 2008), ma in realtà le cause della dispersione vanno ricercate in un complesso intreccio di variabili dirette ed indirette che vanno da un livello sociale ad un livello individuale e psicologico, il tutto all’interno di quella delicata cornice di sviluppo evolutivo che è l’adolescenza (Urdan, Shoenfelder, 2006).

Per dirlo con parole più semplici possiamo immaginare che un ragazzo che abbandona la scuola sia come un pugile che finisce al tappeto dopo una raffica di colpi che piovono da ogni parte.

dispersione scolastica

 

In molti tra ricercatori istituzionali e scientifici hanno provato a capire da dove arrivano questi colpi che stendono i nostri studenti.

In particolare Ragozini e Vitale (2005) hanno identificato 162 variabili sociologiche del drop-out tra le quali ricordiamo il numero di bocciature di un alunno (regolarità del percorso formativo), il numero di alunni per classe e il numero di docenti di ruolo (sistema scolastico), tassi di occupazione, disoccupazione e criminalità del territorio (contesto), il numero di divorzi, separazioni e di famiglie monoparentali (caratteristiche individuali).

Un altro filone di ricerca si è concentrato sulle variabili psicologiche legate al successo scolastico negli studenti, identificando nella scarsa motivazione allo studio e nel basso livello di auto-efficacia i due principali indicatori di rischio drop-out.

Quello che però non va dimenticato è l’azione che le variabili esercitano sul ragazzo, ovvero il processo per cui una determinata combinazione di fattori sociali e psicologici agiscono negativamente su un determinato studente al punto da costringerlo ad abbandonare la sfida evolutiva oggi rappresentata dall’istruzione.

Per proseguire il nostro paragone con il pugilato potremmo dire che non è solo importante capire da dove arrivano i pugni ma anche capire in base a quale meccanismo questi pugni “stendono” alcuni studenti piuttosto che altri.

Per fare questo dobbiamo adottare una prospettiva centrata sul processo che di fatto ci riporta alle dinamiche psicologiche ed al ruolo centrale dell’auto-efficacia e della motivazione, il cui grado di presenza nell’individuo costituisce un diverso modo di rispondere agli stress ambientali e alle richieste della società.

Motivazione ed auto-efficacia agiscono come un caschetto protettivo capace di assorbire i colpi più duri che piovono sulla testa dei nostri studenti. Ma come si fa a dotare ogni studente del suo caschetto protettivo di motivazione ed auto-efficacia?

Sicuramente si tratta di risorse che un individuo costruisce e acquisisce nel corso della propria vita scolastica ed extrascolastica, tuttavia esistono una serie di azioni di sostegno che possiamo erogare con l’obiettivo di potenziare queste variabili e di conseguenza gli effetti sul successo scolastico, formativo e anche professionale.


Il punto di vista dei ragazzi

Non voglio studiare! Qual’è il problema?

dispersione scolastica

La società sta cambiando ad una grande velocità e oggi chiediamo ai nostri ragazzi di conseguire titoli di studio sempre più elevati per poter essere competitivi in un mondo del lavoro sempre più complesso.

Ma nel fare tutto questo la scuola non ha modificato le sue richieste che sono sempre più rivolte ad un apprendimento teorico ed intellettuale. In questo contesto esiste una consistente fetta di popolazione studentesca che non si riconosce nel sistema di apprendimento formale della scuola e chiede un diverso modo di imparare e di rapportarsi all’insegnamento.

Si tratta di studenti che si sentono inadeguati all’interno del contesto scolastico e che nel corso degli anni accumulano esperienze di insuccesso e frustrazione che minacciano la loro auto-efficacia e motivazione.

Questi studenti li ritroviamo nelle classi terze delle scuole medie e nel primo biennio delle scuole superiori con un basso rendimento scolastico, bocciature ripetute e talvolta anche con comportamenti devianti che superano i confini del rischio evolutivo previsto dalla loro età, con atteggiamenti di sfida indirizzati a tutte quelle forme di istituzione che ormai vengono vissute come inesorabile senso di fallimento.


Lavorare con la dispersione scolastica

Insegnanti, orientatori, educatori, assistenti sociali, piscologi…

Oggi sono sempre di più le figure professionali che si trovano a fronteggiare giovani che non vogliono ma che devono faticosamente stare seduti tra i banchi di scuola.

Si tratta di giovani che non riescono a superare la sfida evolutiva rappresentata dalla scuola superiore, che vivono un disagio di cui non sanno parlare ma che emerge da comportamenti che mettono a dura prova il rigido mondo degli adulti.

L’esperienza didattico-formativa con questi ragazzi può essere molto gratificante ma bisogna avere una cassetta degli attrezzi che ci permetta di affrontare le sfide che incontriamo sul nostro cammino.

Nella nostra cassetta degli attrezzi dobbiamo avere:

  1. Conoscenza di quel particolare universo che è l’adolescenza
  2. Tecniche e strumenti didattico-comunicativi non convenzionali
  3. Conoscenza del mondo che c’è fuori dalla scuola (la formazione professionale, il mondo del lavoro, i servizi per l’impiego, le agenzie formative, …) per essere credibili e guadagnare la loro attenzione.

Il rischio nel lavoro con ragazzi a rischio dispersione è quello di rimanere sopraffatti dalle dinamiche emotive a cui veniamo sottoposti, di perdere il focus sui nostri obiettivi e i nostri ruoli.

 

Bibliografia

Colombo, M. (2013). Dispersione scolastica e politiche per il successo formativo. Dalla ricerca sugli early school leavers alle proposte di innovazione. Trento: Erickson.

Migliorini, L. Piermari, A. Rania, N. (2008). La dispersione scolastica: analisi delle sue componenti e motivazioni. Psicologia dell’educazione, 2 (2), 247-262.

Urdan, T., Schoenfelder, E. (2006). Classroom Effects on Student Motivation: Goal Structures, Social Relationship, and Competence Beliefs. Journal of School Psychology, 44 (5), 331-349.

Ragozini, G., Vitale, M.P. (2005). L’analisi della dispersione in Italia attraverso i modelli causali. In P. Clarizia e A. Spanò (Eds.), Dentro e fuori la scuola: Percorsi di abbandono e strumenti di contrasto (pp. 9-92). Quaderni dell’Agenzia della Campania per il Lavoro.